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Il croissant è una brioche a forma di cornetto fatta di morbida sfoglia croccante, farcita di marmellata, crema o quant’altro la fantasia (oggi galoppante) dei panettieri-pasticcieri suggerisca. “Croissant” è parola francese che vuol dire “crescente”. Participio presente del verbo “crescere”. Il riferimento non è alla pasta lievitata, ma ad un pericolo evitato. Un pericolo che per lunghi secoli fu in crescita esponenziale, e tenne col fiato sospeso le popolazioni occidentali, costiere e non. Sintetizzato, nel meridione d’Italia, dal grido: “Mamma li turchi!” Per molti secoli l’impero turco ha allungato le sue otto mani sui paesi dell’Europa. Le scorribande sulle coste italiane erano all’ordine del giorno, e soprattutto della notte: fanno fede del rischio-infedeli le numerose torri di avvistamento che ancor oggi punteggiano le coste del nostro paese. Attraverso i Balcani i turchi si spinsero anche verso nord. Ed è a questo punto che la loro storia si incrocia con quella del croissant. L’assedio di Vienna del 1683 non fu il primo che gli ottomani posero alla capitale asburgica. Ci avevano già provato nel 1529, con esito negativo. Se, per la sua limitata durata (solo due mesi) l’assedio del 1683 non può essere ritenuto il padre di tutti gli assedi, certamente andrebbe considerato il padre putativo di due prodotti che oggi appartengono stabilmente alla nostra cultura: il caffè, e – eccolo qui - il croissant. Legati – come si vedrà – dalla storia, caffè e cornetto continuano a procedere insieme, specie nelle ore del mattino, e a coabitare negli stessi luoghi: i bar e le caffetterie delle nostre/città.

Quando tutto è iniziato si trovavano invece su due fronti contrapposti: il caffè stava con gli assalitori (i turchi), il croissant con gli assediati (gli austriaci). Costretti a darsi precipitosamente alla fuga per l’arrivo, a difesa d Vienna, del re polacco Giovanni Sobieski, i Turchi lasciarono nei loro accampamenti alcuni sacchi di caffè crudo, cioè non tostato. Aveva uno strano colore verdastro, e i viennesi lo scambiarono sulle prime per cibo per cammelli. Nel dubbio, stavano già per buttare il tutto nel Danubio – dei turchi non si fidavano, ovviamente – quando un certo Kolschirzky, un polacco residente a Vienna, si accorse che si trattava di caffè. Chiese allora il permesso di aprire un caffè (inteso come locale), e da qui cominciò la fortuna dei caffè viennesi.

Il croissant non era invece turco, ma sarebbe nato grazie ai Turchi. E ai loro tentativi di penetrare nella città attraverso gallerie scavate nottetempo, metro dopo metro. A sventare l’attacco proveniente dal sottosuolo erano stati, all’inizio dell’assedio, i fornai viennesi, che lavorando di notte, come tutti i panettieri del mondo, ad impastare pane e brioches, avevano sentito dei rumori sospetti, e avevano dato l’allarme. Per ringraziare queste novelle oche del Campidoglio, Re Giovanni di Polonia, dopo aver costretto i nemici alla fuga, chiese ai fornai di creare un dolce che rimanesse a futura memoria della vittoria della cristianità.

Fu così che un panettiere viennese di nome Vendler creò una brioche a cui diede la forma di una mezzaluna: quella mezzaluna presente sui vessilli dei turchi. Della serie: “turco, m’hai provocato, e io me te magno”. E proprio questo significa la parola “croissant”: (mezzaluna) crescente. Un nome provocatorio, ed ironico, perché dopo la batosta ricevuta, la mezzaluna turca cominciava a diventare calante. Ma il croissant era troppo buono per rimanere confinato a Vienna. Presto passò in Francia, e a portarcelo fu una sua grande – ed illustre – estimatrice: la viennese Maria Antonietta d’Austria, figlia dell’imperatrice Maria Teresa, che sposando Luigi XVI sarebbe diventata nel 1774 regina di Francia. Maria Antonietta, chiamata (con disprezzo tutto francese) “l’austriaca”, fece parecchi danni alla monarchia d’Oltralpe, e finì ghigliottinata nel 1793. Aveva però fatto in tempo a regalare ai francesi quel croissant che amava tanto, da volerlo far distribuire al posto del pane durante la terribile penuria di generi di prima necessità che precedette la rivolta della piazza.

Se la cosa fosse stata possibile, forse la Rivoluzione Francese non ci sarebbe stata, e sulla Francia regnerebbe Luigi XXVIII, o giù di lì. Invece il trono – per lo meno quello dei dolci - è passato a Roi Croissant, che non sembra disposto a cederlo a nessuno.